incontro 16 aprile –
“La Chiesa non è un’agenzia di beneficenza, una Organizzazione non Governativa (Ong), ma il Corpo di Cristo, un soggetto che è costituito, nelle sue membra, dai poveri, potremmo dire in gran parte – poveri che non sono da intendere solo in senso materiale, ma anche morale e spirituale – e li aiuta a entrare nel mistero di Cristo”. Don Tonino ha prefigurato una Chiesa sinodale tant’è che la sua prima lettera pastorale è stata il frutto di una scrittura collettiva in cui tutte le presenze della comunità erano state invitate a ripensarsi e a riscriversi: “Insieme alla sequela di Cristo sul passo degli ultimi”. Uscire non perché si hanno tutte le sicurezze, ma solo perché si ha Cristo e perché, come spiegò Paolo VI del Concilio, l’antica storia del Samaritano è il paradigma della spiritualità che porta a guardare con simpatia immensa i bisogni umani. L’antica storia del Samaritano (cfr. Lc 10,25-37) è stato il paradigma della spiritualità di don Tonino Bello. È stato un cultore dell’uomo, senza alcun riduzionismo antropologico, perché era un uomo, un vescovo, tutto centrato su Gesù Cristo e sul suo Vangelo. Sapeva stare con la stessa scrupolosa attenzione sia accanto alle persone conosciute con nomi, volti, storie e vicende personali, sia sui temi planetari della pace e della guerra, dell’ambiente e delle migrazioni… E non era un semplice interesse per il globale o per l’agire locale, ma una straordinaria capacità di amore che lo portava a sporgersi sempre oltre se stesso.
“Abbiate il cuore vicino e i battiti lontani”: è un’altra grande lezione di don Tonino, che non ha smesso di affidarsi allo spirito di Dio. Ha sempre invitato ad avere uno sguardo “dal cielo”, quello che permette di chiamare “fratello” chi per gli altri era solo Massimo, un ladro; a definire “basilica minore” Giuseppe che per tutti era l’ubriaco; a chiedere perdono al fratello marocchino, rappresentante di tutti gli immigrati che il nostro perbenismo non riesce ad accogliere. Questa sera il ritornello del Salmo responsoriale ci ha fatto pregare così: “Ascolta, Signore, il grido del povero”. Sembra il rovescio della medaglia del motto episcopale di don Tonino: “Ascoltino i poveri e si rallegrino”.
Matteo Zuppi
foglietto
formato ridotto per la stampa
Immagine: don Tonino Bello

