ἄσκησις

Incontro del 14 ottobre

…Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». (Lc 18,1-8)
Da G. Ravasi, Breviario Laico – Mondadori:
«Non sono un letterato né uno scienziato. Cerco soltanto di essere un uomo di preghiera. Senza la preghiera avrei perso la ragione. Se non ho perso la pace dell’anima, malgrado le prove, è perché questa pace mi viene dalla preghiera. Si può vivere alcuni giorni senza mangiare, ma non senza pregare. La preghiera è la chiave del mattino e il chiavistello della sera». È stupenda questa confessione autobiografica di Gandhi sulla preghiera. Aveva ragione la tradizione cristiana quando parlava del pregare comparandolo al respiro. Non ci si chiede né si comanda ai nostri polmoni di respirare: lo si fa spontaneamente, altrimenti si morirebbe. La stessa cosa dovrebbe accadere per l’anima. Se si deve pianificare artificiosamente la preghiera, è segno che lo spirito è intisichito e ha bisogno di un trattamento terapeutico. Tuttavia, a differenza del moto primo e naturale del respiro, il pregare è anche un’arte ed esige esercizio, proprio come l’atleta che regola i moti fisiologici calibrandoli sull”attività agonistica: non per nulla in greco «ascesi» (ἄσκησις)  significa «esercizio». Nelle parole di Gandhi mi piace l”immagine finale della chiave e del chiavistello. È bello, infatti, ” quando cala la sera e tu sei più quieto nella tua casa, spento il televisore ” chiudere la tua giornata col suggello di una pausa orante. Oppure, uscito dal grembo del sonno e della notte, aprire le porte del giorno con la chiave della preghiera che ti spalanca davanti la vita illuminandola, anche se le ore che seguiranno saranno pesanti e forse tenebrose. E sarà proprio con questo esercizio costante del chiudere e aprire la casa dell’anima, così come lo si fa per quella di pietra, che ci accadrà ciò che diceva il filosofo Jacques Maritain: «Il credente perfetto prega così bene che ignora di pregare».

Il foglietto: Parte A Parte B


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