{"id":554,"date":"2017-07-29T10:32:59","date_gmt":"2017-07-29T08:32:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rete3.net\/cdp\/?p=554"},"modified":"2024-01-13T11:26:00","modified_gmt":"2024-01-13T10:26:00","slug":"intervista-a-mons-aiello-dallo-speciale-di-telenostra-del-26-lug-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rete3.net\/cdp\/2017\/07\/29\/intervista-a-mons-aiello-dallo-speciale-di-telenostra-del-26-lug-2017\/","title":{"rendered":"Intervista a Mons. Aiello\u00a0"},"content":{"rendered":"<h4>(dallo speciale di Telenostra del 26 lug 2017)<\/h4>\n<p style=\"text-align: right;\"><small>di Massimo De Vinco<\/small><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il nuovo Vescovo di Avellino, Monsignor Aiello, \u00a0illustra il suo progetto pastorale<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: Monsignor Aiello, a un mese dal suo insediamento nella Diocesi di Avellino, come va?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: sto bene, nei termini di un viaggiatore che \u00e8 ai primi passi; di un alunno in prima elementare, ma desideroso di apprendere e di gu<\/span><span style=\"color: #000000;\">ardare; di rendermi conto di ci\u00f2 che la Chiesa mi ha affidato e delle persone\u00a0 e delle istituzioni e delle strade e dei problemi che fanno parte di questa citt\u00e0 e di questa diocesi.<\/span><!--more--><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: abbiamo saputo che lei la mattina molto presto va in villa comunale per pregare, ma anche per avere un contatto diretto, quasi manuale, concreto, con la natura nella quiete delle prime luci del mattino.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: Il mio rapporto, contatto, relazione con il verde \u00e8 vitale. E poich\u00e9 questo palazzo \u00e8 bello, ma non contempla giardini, allora vado a cercare il verde nella villa comunale, perch\u00e9 il verde ci aiuta, ci aiuta a pensare. Passeggiare sotto gli alberi \u00e8 anche un dialogo con la natura che fa bene al corpo e allo spirito.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: a cavallo del suo insediamento, lei ha detto che gioia e dolore hanno confini incerti, citando un verso di una poesia\/canzone di Fabrizio De Andr\u00e8. La gioia per nuove esperienze che si intraprendono e per\u00f2 anche il dolore per un intenso vissuto; un quotidiano che nel frattempo si lascia, si interrompe.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">In questo incerto confine si pu\u00f2 collocare la solitudine di un pastore, di un vescovo?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo: <\/b>Certamente; c&#8217;\u00e8 innanzitutto la solitudine dell&#8217;uomo &#8211; ma di ogni uomo &#8211; e in particolare di chi abbia responsabilit\u00e0 e in qualche maniera viene un po&#8217; relegato. Ma \u00e8 una solitudine con la quale vivo in amicizia gi\u00e0 da 11 anni quindi non mi \u00e8 nuova. \u00c8 un po&#8217; &#8211; ripeto &#8211; anche la solitudine di un prete, di un parroco, ma di chiun-que abbia un minimo di responsabilit\u00e0 e a un certo punto deve dare un&#8217;indicazione. Indicare una direzione.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista:<\/b> questa dimensione operante, interrogativa, della solitudine affiora anche nel motto che lei ha scelto per la sua ordinazione episcopale &#8211; \u201c<i>custos quid noctis\u201d &#8211; <\/i>la domanda che nella Bibbia Isaia rivolge alla sentinella: \u201cquanto resta della notte?\u201d; cio\u00e8 l&#8217;impazienza, l&#8217;inquietudine, l&#8217;incertezza che si muovono sul confine tra le tenebre e la luce. Insomma, il motto episcopale \u00e8 anche un manifesto programmatico di un vescovo. Noi abbiamo cercato di interpretare, per\u00f2 se lei ci d\u00e0 la sua versione, naturalmente sar\u00e0 quella pi\u00f9 attendibile e completa.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: Diciamo che \u00e8 una traduzione, perch\u00e9 poi le traduzioni degli altri non \u00e8 detto che siano spurie. A volte gli altri vedono in noi e di noi quello che noi non vediamo. C&#8217;\u00e8 certamente questa zona di confine. Il confine tra la notte \u00e8 il giorno, tra il buio e la luce; e abitare questa zona di confine credo sia la grande sfida che oggi un credente, ma anche un uomo, debba vivere. Non c&#8217;\u00e8 la notte in cui diceva il filosofo tutte le vacche sono nere non c&#8217;\u00e8 il giorno in cui tutto \u00e8 chiaro. C&#8217;\u00e8 sempre questa zona di confine, questa sorta di tramonto, dove la luce non \u00e8 ancora andata via, le tenebre non sono ancora venute e dall&#8217;altra nel confine inverso, quello dell&#8217;aurora. Questa \u00e8 una dimensione dell&#8217;uomo, una dimensione del credente. Nel testo di Isaia \u00e8 la dimensione della fede; tra l&#8217;altro il testo continua, \u201cse volete domandare domandate\u201d, la sentinella \u00e8 sola, ma diventa anche un punto di aggregazione per tanti che abitano la notte.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: lei ha ricordato &#8211; sempre nel suo insediamento &#8211; che questo palazzo vescovile avr\u00e0 le luci accese e questo \u00e8 un messaggio diretto per dire \u201c<i>ci siamo<\/i>\u201d insomma la chiesa c&#8217;\u00e8 il vescovo e apre le sue porte e le sue stanze alla diocesi ai ai fedeli. Come mettere insieme, monsignor Aiello, le tante istanze che si confondono si intrecciano e che vivono in grandi contraddizioni del nostro mondo contemporaneo?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: ecco io non ritengo che queste luci accese debbano essere guardate solo da lontano, ma \u00e8 anche un invito ad entrare. Ritengo che quello che noi indichiamo della casa, poi riguardi anche il cuore di una persona. Un pastore sta a guardare, un pastore apre le finestre, apre le porte, esce incontro alla sua gente, ospita. Io ho vissuto l&#8217;esperienza nella mia diocesi Teano Calvi che si intitolava \u201cin punta di piedi in Episcopio\u201d dove 120 persone, per due ore al mese, venivano da ogni parte della diocesi nel salone dell&#8217;episcopio che diventava un salone concerto dove alternavo meditazione a brani musicali. Era un modo da parte mia di dire \u201c<i>questa \u00e8 casa vostra; questo palazzo ce lo ha consegnato la storia e dunque venite, sia pure in punta di piedi. Il vescovo ha qualcosa da dirvi ma anche voi avete qualcosa da portare<\/i>\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: vengono utilizzate spesso (soprattutto da noi giornalisti) semplificazioni per collocare l&#8217;azione pastorale di un sacerdote, di un vescovo, di un cardinale, persino del Papa, le categorie. Diciamo &#8216;progressista&#8217;, &#8216;conservatore&#8217;, &#8216;tradizionalista&#8217;, \u2026 un po&#8217; serve per capire e resta per\u00f2 una semplificazione. Qual \u00e8 il punto della semplificazione che dovremmo dipanare meglio?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: il peccato originale di questa di queste categorie, a mio parere, \u00e8 leggere gli eventi della chiesa con gli occhiali della politica. E quindi questi stessi termini appartengono pi\u00f9 al mondo politico che a quello ecclesiale e sono mutuati a volte anche all&#8217;interno del mondo ecclesiale, ma vengono d&#8217;altrove. La realt\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 variegata; le stagioni del grigio &#8211; ecco tra il bianco e il nero &#8211; sono infinite; per quanto i giornalisti tendono a incorniciare. Quando si \u00e8 fotografato una persona, la si \u00e8 fotografata in quel momento, ma un attimo dopo quella fotografia \u00e8 gi\u00e0 solo un ricordo, non \u00e8 quello che la persona \u00e8 nel suo mistero.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: monsignore Aiello, lei ha ricordato con particolare affetto, monsignor Antonio Forte che \u00e8 stato suo predecessore qui alla diocesi di Avellino, ma ha anche ricordato il grande esempio e la grande lezione di monsignor Raffaele Pellecchia, avellinese, vescovo di Piedimonte. Un grande personaggio che sul territorio ha tradotto con grande forza, con grande coraggio, la lezione conciliare.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: S\u00ec. Monsignor Forte \u00e8 nel <i>background<\/i> di questa diocesi, ma anche monsignor Pellecchia. Mentre monsignor Forte \u00e8 nelle vene della storia di questa diocesi, come vescovo, monsignor Pellecchia lo \u00e8 come prete. Io l&#8217;ho conosciuto come vescovo, come mio vescovo, negli anni di seminario e quindi quello che ho detto nell&#8217;omelia dell&#8217;ingresso, sono ricordi vivissimi di anni meravigliosi che la diocesi di Sorrento Castellammare &#8211; allora erano due diocesi distinte &#8211; ha vissuto all&#8217;ombra di questo grande, grande anche fisicamente. Monsignor Pellecchia era maestoso, era alto e imponente anche di statura, oltre che di statura interiore.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: gli ultimi vescovi di Avellino hanno incarnato altrettante fasi cruciali della contemporaneit\u00e0 di questa provincia e non solo. Penso a monsignor Guido Bentivoglio, il vescovo della guerra; penso a Gioacchino Pedicini a cavallo del Concilio, penso a Pasquale Venezia, vescovo proprio conciliare, ma anche vescovo del terremoto. Lei pensa di incrociare quale quale quale fase e di abbracciare quale fase come vescovo di Avellino?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: Ogni parola in questo senso potrebbe essere rischiosa. Io personalmente vorrei essere un vescovo della modernit\u00e0, nel senso che poi pu\u00f2 essere presuntuoso questo che sto dicendo. Noi abbiamo sempre stigmatizzato la modernit\u00e0 dall&#8217;inizio del &#8216;900, come un pericolo, come un avversario; in realt\u00e0 la modernit\u00e0 \u00e8 l&#8217;anima inquieta del &#8216;900 e quindi anche del secolo che stiamo vivendo e va in qualche maniera presa per mano. Ci sono degli elementi positivi; ogni contrapposizione \u00e8 sempre negativa. L&#8217;ho gi\u00e0 fatto, l&#8217;ho gi\u00e0 vissuto, almeno come tentativo, vorrei prendere per mano la modernit\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: lei fa parte della commissione della Conferenza episcopale per il clero e la vita consacrata. Non so se ha visto il rapporto &#8211; l&#8217;undicesimo &#8211; della <em>Fondazione critica liberale<\/em> sulla secolarizzazione in Italia. Sono dati avvalorati anche dall&#8217;Istat: ci si sposa sempre meno con il matrimonio concordatario &#8211; quello cattolico &#8211; 235.000 nel 1994, 108.000 nel 2014; sono raddoppiati i divorzi nello stesso ventennio; i figli nati fuori dal matrimonio sono il 29% rispetto al 7,7% del 94; diminuiscono anche i battezzati: dal 92% al 76% del 2014. Questo fa dire a qualcuno che &#8216;non moriremo cattolici&#8217; e lei ha sottolineato che forse il Signore da noi non vuole &#8211; dalla sua Chiesa non vuole &#8211; troppe liturgie, troppe messe cantate, quanto piuttosto di fare appunto le sentinelle che vegliano, sorvegliano le mura, custodiscono la comunit\u00e0. La secolarizzazione \u00e8 un grande, contemporaneo problema della chiesa di oggi.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: intanto questo fenomeno \u00e8 inarrestabile. Lo dico senza ombra di dramma; bisogna leggere gli eventi, i movimenti, con una certa oggettivit\u00e0, ma anche chiedersi come vivere in questo tempo. C&#8217;\u00e8 delle opportunit\u00e0 che questi cali che lei ha indicato ci offrono. Degli assist per fare una schiacciata per dirla con il linguaggio della pallavolo; per esempio \u00e8 una sfida sul piano della formazione. Noi ci siamo illusi a lungo che un cristianesimo di tradizione, di facciata, potesse reggere all&#8217;onda della secolarizzazione, ma ovviamente \u00e8 stata una grande illusione.Tante cose sono cadute ma erano senza fondamento senza contenuto. Erano appuntamenti sociologici, pi\u00f9 che spirituali. Anche tanta vita sacramentale \u00e8 cos\u00ec. Ancora oggi. E cio\u00e8 sono tappe sociologiche, ma non sono tappe spirituali. La sfida \u00e8\u00a0<b>anche per un piccolo gruppo,<\/b> ma che sia lievito, di privilegiare la dimensione formativa in modo tale da essere testimonianza evidente di un modo <i>altro<\/i> di vivere. Oggi i cristiani, se uno dovesse fotografare da qualche parte i cattolici, dove sono? Magari non dobbiamo aver paura che la Chiesa possa ulteriormente ridimensionarsi nei numeri, ma aumentare di qualit\u00e0. La qualit\u00e0 credo che sia la sfida educativa, formativa, per formare le nuove generazioni. Chi voglia corrispondergli, ovviamente, senza imporre i valori del Vangelo in una maniera nuova e moderna.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: il pontificato di Papa Francesco, in che senso in che termini pu\u00f2 essere definito straordinario? Per la eccezione con la quale sar\u00e0, diciamo cos\u00ec, non archiviato ma con la quale passer\u00e0 alla storia oppure nel senso di una germinazione destinata, tra molte lotte, tra molte critiche, tra molti anche agguati, per la verit\u00e0, a lasciare il segno e a germogliare a crescere?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: Credo umilmente che il Papa Francesco abbia individuato il principio della vita. Come una dimensione da non tenere fuori la porta della liturgia, della formazione, e quindi tanti suoi interventi hanno questo comune denominatore: la vita. Sant&#8217;Ireneo di Lione in tempi tanto lontani da noi diceva <b><i>gloria dei homo vivens<\/i><\/b> cio\u00e8 \u201c<em>la gloria di Dio \u00e8 l&#8217;uomo vivente in quanto tale<\/em>\u201d prima d&#8217;ogni aggettivazione. E questo intercettare la vita dell&#8217;uomo con i suoi bisogni, i suoi drammi, le sue contraddizioni, questa \u00e8 una strategia pastorale, \u00e8 una conversione pastorale che il papa chiede. Quando si parla di uscita dal tempio, si intende questa rivoluzione copernicana all&#8217;interno della chiesa; da una chiesa che rischia sempre di autocontemplarsi e di autoincensarsi, a una chiesa che guarda il mondo. D&#8217;altra parte il Concilio a questo ha fatto attenzione.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: l&#8217;<i>Amoris Letizia<\/i> ha provocato tanta discussione persino diciamo cos\u00ec una serie di dubbi certificati che alcuni importanti cardinali hanno sollevato nei confronti di Papa Francesco. La misericordia, la scommessa sull&#8217;uomo, ma non bisogna esagerare. Per\u00f2 un po&#8217; tornano le cose che lei diceva prima: opporsi con la liturgia, con ipocrisia anche degli apparati, al corso del mondo non d\u00e0 buoni frutti se poi i risultati sono quelli per esempio sulla secolarizzazione su altri e su altri temi.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: Potrei dirglielo in un&#8217;altra maniera: gli interrogativi sono pi\u00f9 importanti dei punti esclamativi. Forse si pu\u00f2 leggere anche il magistero di Papa Francesco nel passaggio da punti esclamativi &#8211; e quindi aspetti apodittici senza discussione, che non permettono deroghe -, a punti interrogativi. L&#8217;interrogativo \u00e8 all&#8217;origine della Sapienza. Ma anche Ges\u00f9 pone tanti interrogativi.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: lei ha annunciato, disegnato anche con nitidezza la chiesa di cui vuole essere pastore una chiesa che consola piuttosto che una chiesa che lancia invettive. Ha anche per\u00f2 ricordato di non essere venuto qui ad Avellino con i guanti e una chiesa che consola pu\u00f2 diventare consolatoria monsignor Aiello.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: Consolatrice \u00e8 diverso che consolatoria, perch\u00e9 consolatoria a che vedere con l&#8217;oppio di cui parlava il vecchio Marx. Invece \u201cconsolatrice\u201d \u00e8 attraversare una difficolt\u00e0, un dolore, un dramma, aprendo una finestra sull&#8217;altrove.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: quindi, da questo punto di vista, non c&#8217;\u00e8 questo rischio della consolazione fine fine a se stessa, piuttosto la responsabilit\u00e0, il peso, della parola che lei pure ha richiamato.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: mi sembra che oggi viviamo una <b>analfabetizzazione<\/b>. Non si sa pi\u00f9 parlare, anche perch\u00e9 le immagini hanno preso il sopravvento; i vocabolari si assottigliano in una maniera irriverente, anche &#8211; come dire &#8211; rispetto al dono della lingua. Penso alla lingua italiana in questo momento. Penso ai nostri giovani che fanno difficolt\u00e0; che non riuscirebbero a sopportare un periodo manzoniano, senza fare i cantori dei tempi andati. Dobbiamo tornare alla parola non come semplice forma, ma alla parola che abbia peso. Un pittore &#8211; Caravaggio &#8211; diceva: la luce pesa. Pesa anche la parola e abbiamo bisogno di parole che tornino a dire, a raccontare, per evitare il deserto.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: che rapporto hai con i social media?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: pessimo. Mi salva la lettura, in particolare dei romanzi. Sono una passione da sempre, sono un lettore di romanzi contemporanei. Seguo dei filoni per capire quello che sta accadendo. I romanzi, tutta la letteratura, da un lato legge e da un lato anticipa. Quindi \u00e8 questo, diciamo, la finestra che io da sempre prediligo e la lettura dei romanzi \u00e8 anche legata poi a questa familiarit\u00e0 con la parola e con la lingua che va evolvendosi e che mentre si confronta con i grandi autori, dall&#8217;altra ha anche nuove forme.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><strong>Giornalista<\/strong>: e poi c&#8217;\u00e8 la musica, monsignore Aiello, il pianoforte, ma anche la chitarra \u2026<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Vescovo: soprattutto la chitarra. Nasco come chitarista; poi mi sono dato al pianoforte pi\u00f9 per motivi liturgici. In particolare la guida agli esercizi fin da giovane, ma io nasco come un chitarrista, anche se oggi tanto tempo non c&#8217;\u00e8. Questo mi aiuta. Anche questo \u00e8 una finestra: cosa dicono oggi i cantautori, cosa esprimono della vita, quale disagio, quale idea di bellezza, di felicit\u00e0 e a mettersi in ascolto. Noi quando ascoltavamo De Andr\u00e9, pensavamo che erano cos\u00ec delle canzonette. \u201c<i>Sono solo canzonette<\/i>\u201ddiceva Bennato in tempi rivoluzionari. In realt\u00e0 quei cantautori\/poeti, hanno dato un apporto alla letteratura perch\u00e9 sono stati veicolo della comprensione di un tempo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: Si. Nelle universit\u00e0 anche italiane si studiano i Beatles, si fa l&#8217;analisi del testo di <em>Eleanor Rigby<\/em> che \u00e8 un grande testo molto evocativo, molto importante, come Fabrizio De Andr\u00e8. Lei ha spiazzato un po&#8217; tutti perch\u00e9 ha ricordato per esempio anche Lucio Battisti e quindi da questo punto di vista si conferma la sua passione per le arti, per la musica, ma anche per il significato che queste poi hanno dentro la contemporaneit\u00e0 e non solo nella contemporaneit\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: bisognerebbe tendere &#8211; sul piano didattico si parla di ipertesto &#8211; a un messaggio veicolato dalla parola che \u00e8 il mezzo pi\u00f9 debole, \u00e8 il figlio debole della comunicazione. Oggi la musica \u00e8 l&#8217;immagine e quindi quando in un testo lo stesso messaggio \u00e8 veicolato dalla parola, dalla musica e da un&#8217;immagine \u00e8 un testo potenziato per questo gli esperti parlano di ipertesto, un testo di tutto rispetto.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Giornalista<\/b>: \u2026 ringraziamenti \u2026<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><b>Vescovo<\/b>: Io ho un sogno, che \u00e8 quello di poter tenere per mano ma nel senso non paternalistico questa citt\u00e0 e quindi domani (rito del pannetto) guardo. Guardo questa ritualit\u00e0 del pannetto; guarder\u00f2 le celebrazioni legate intorno alla solennit\u00e0 dell&#8217;Assunta per imparare.<\/span><br \/>\nSono qui anche come uno scolaro.\u00a0Prima elementare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(dallo speciale di Telenostra del 26 lug 2017) di Massimo De Vinco Il nuovo Vescovo di Avellino, Monsignor Aiello, \u00a0illustra il suo progetto pastorale Giornalista: Monsignor Aiello, a un mese dal suo insediamento nella Diocesi di Avellino, come va? 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