{"id":299,"date":"2016-12-14T17:16:53","date_gmt":"2016-12-14T16:16:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rete3.net\/cdp\/?p=299"},"modified":"2022-04-06T11:51:00","modified_gmt":"2022-04-06T09:51:00","slug":"lettera-a-giuseppe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rete3.net\/cdp\/2016\/12\/14\/lettera-a-giuseppe\/","title":{"rendered":"Lettera a Giuseppe"},"content":{"rendered":"<p><strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-300\" src=\"https:\/\/www.rete3.net\/cdp\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/giuseppe.jpg\" alt=\"\" width=\"283\" height=\"178\" title=\"di Gerrit van Honthorst\">Incontro del 14 dicembre<\/strong><br \/>\nCaro Giuseppe, scusami se approfitto della tua ospitalit\u00e0 e mi fermo per una mezz\u2019oretta nella tua bottega di falegname per scambiare quattro chiacchiere con te. Non voglio farti perdere tempo. Vedo che ne hai cos\u00ec poco, e la mole di lavoro ti sovrasta. Perci\u00f2, tu continua pure a piallare il tuo legno, mentre io, seduto su una panca, in mezzo ai trucioli che profumano di resine, ti affido le mie confidenze. Non preoccuparti neppure di rispondermi. <!--more-->So, del resto che sei l\u2019uomo del silenzio.Vedi, Giuseppe, un tempo anche da noi le botteghe <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-261\" title=\"Tonino Bello\" src=\"http:\/\/www.rete3.net\/cdp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/bello-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\">degli artigiani erano il ritrovo feriale degli umili, vi si parlava di tutto, di affari, di donne, di amori, delle stagioni, della vita, della morte. Il tempo passava cos\u00ec lento, ma forse era proprio questa lusinga di eternit\u00e0 a rendere preziosa un\u2019opera di artigianato. Le cose nascevano perci\u00f2 lentamente e con i tratti di una fisionomia irripetibile. Oggi purtroppo qui da noi di botteghe artigiane ne sono rimaste veramente poche. Al loro posto sono subentrate le grandi aziende di consumo: non si genera pi\u00f9, o meglio si concepisce solo l\u2019archetipo, ma senza passione e con molto calcolo. Ed eccoli l\u00ec, allineati, questi elegantissimi mostriciattoli dalla vita breve, belli, ma senz\u2019anima, perfetti, ma senza identit\u00e0, lucidi, ma indistinti. Non parlano perch\u00e9 non sono frutto di amore, non vibrano, perch\u00e9 nelle loro vene non ci sono pi\u00f9 i fremiti del tempo prigioniero. Questo \u00e8 forse il sacrilegio pi\u00f9 grave della nostra civilt\u00e0. La distruzione del tempo, e col tempo dell\u2019amore, della fantasia, della bellezza, dell\u2019arte. Abbiamo creduto che per fare un tavolo sia sufficiente il legno! Oh Dio! Riusciamo pure ad ammettere che per fare il legno ci vuole l\u2019albero, e che per fare l\u2019albero ci vuole il seme. E perfino che per fare il seme ci vuole il fiore. Ma non abbiamo pi\u00f9 il coraggio di concludere che per fare un tavolo ci vuole un fiore! E lo lasciamo dire solo ai poeti! Ma se oggi qui da noi di botteghe artigiane \u00e8 rimasto solo qualche nostalgico scampolo, non \u00e8 tanto perch\u00e9 non si genera pi\u00f9, quanto perch\u00e9 ormai non si ripara pi\u00f9 nulla. Da noi non si usa pi\u00f9! Quando un oggetto si \u00e8 anche leggermente incrinato nella sua funzionalit\u00e0, lo si mette da parte senza appello. La nostra la chiamiamo perci\u00f2 la civilt\u00e0 dell\u2019usa e getta! Al televisore che sta in cucina si \u00e8 fulminato un rel\u00e8, niente paura! Viene messo da parte e sostituito con un altro che ha il video registratore incorporato. Al soprabito di velluto si \u00e8 scucita la fodera? A un paio di sandali si \u00e8 staccata la fibbia? Non vale la spesa ripararli! Porta via al macero, senza scrupoli.<br \/>\nMa se oggi qui da noi le botteghe artigiane sono pressoch\u00e9 sparite non \u00e8 solo perch\u00e9 non si genera pi\u00f9 e neppure perch\u00e9 non si ripara pi\u00f9 nulla. \u00c8 perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo per la carezza. Vedi Giuseppe, da quando sono entrato nella tua bottega, quante carezze non hai fatto su quel legno denudato dalla pialla! Tutte le volte che l\u2019hai strisciato con il ferro, subito vi sei passato sopra con la mano, leggera come per compensare con un gesto di tenerezza il trauma della violenza. E anche ora, mentre ti parlo, passi e ripassi con le dita sugli spigoli smussati dallo scalpello. Quante carezze: con le palme della mano, con i pennelli, con le spatole, con gli occhi. S\u00ec, anche con gli occhi, perch\u00e9, ora che hai finito una culla, sei tu che non ti stanchi di cullarla con lo sguardo. Oggi purtroppo da noi, non si carezza pi\u00f9, si consuma solo, anzi si concupisce. Le mani incapaci di dono, sono divenute artigli, gli occhi prosciugati di lacrime ed inabili alla contemplazione, si sono fatti rapaci, il dogma dell\u2019usa e getta \u00e8 divenuto il cardine di un cinico sistema. Perci\u00f2 si violenta tutto! E non soltanto le cose Ma anche le persone! Il corpo, degradato a merce di scambio, \u00e8 divenuto spazio pubblicitario e manichino per prodotti di consumo! L\u2019eros mercantile corrode alla radice i rapporti interumani, sgretola la comunione, frantuma l\u2019intimit\u00e0, irride la famiglia, commercializza la donna. E con i postulati di marketing degli spot televisivi, spersonalizza irrimediabilmente la sessualit\u00e0, riducendola ad una variabile della cupidigia di potere.<br \/>\nVedo, per\u00f2 che si fa tardi. Il sole, calando sulla pianura di Esdrelon, illumina di porpora gli ultimi contrafforti dei monti di Galilea. E io ancora non ti ho detto la ragione fondamentale per la quale sono venuto qui da te.<br \/>\nNo, non \u00e8 per affliggerti con le lamentazioni mistiche sulla cattiveria dei tempi, e neppure per evitare gli incroci pericolosi della mia civilt\u00e0, che ho trovato rifugio sentimentale nell\u2019oasi della tua bottega, dove, tra tenaglie, lime e seghetti, attaccati in bella mostra alle pareti, sono rimasti attaccati anche i ricordi del tempo che fu; anzi, se ti ho dato quest\u2019impressione di fuga all\u2019indietro non giudicarmi un introverso pure tu, vittima magari di un raptus da regressione; bastano gi\u00e0 gli psicanalisti che abbiamo da noi, di fronte ai quali devi difenderti dai tuoi stessi sentimenti, se non vuoi finire nella morsa della loro logica, impietosa, almeno quanto la morsa che sta sul tuo bancone di falegname!<br \/>\nMio caro San Giuseppe, io sono venuto qui, soprattutto per conoscerti meglio come sposo di Maria, come padre di Ges\u00f9, e come capo di una famiglia per la quale hai consacrato tutta la vita.<br \/>\nE ti dico subito che la formula di condivisione espressa da te, come marito di una vergine, la trama di gratuit\u00e0 realizzata come padre del Cristo, e lo stile di servizio messo in atto come responsabile della tua casa, mi hanno da sempre cos\u00ec incuriosito, che ora non solo vorrei saperne qualcosa di pi\u00f9, ma mi piacerebbe capire in che misura questi paradigmi comportamentali siano trasferibili nella nostra societ\u00e0 dell\u2019usa e getta.<br \/>\nDimmi, Giuseppe, quand\u2019\u00e8 che hai conosciuto Maria? Forse un mattino di primavera, mentre tornava dalla fontana del villaggio con l\u2019anfora sul capo e con la mano sul fianco, snello come lo stelo di un fiordaliso?<br \/>\nO forse un giorno di sabato, mentre con le fanciulle di Nazareth conversava in disparte, sotto l\u2019arco della sinagoga?<br \/>\nO forse un meriggio d\u2019estate, in un campo di grano, mentre abbassando gli occhi splendidi, per non rivelare il pudore della povert\u00e0, si adattava all\u2019umiliante mestiere di spigolatrice?<br \/>\nQuando ti ha ricambiato il sorriso e ti ha sfiorato il capo con la prima carezza, che forse era la sua prima benedizione e tu non lo sapevi?<br \/>\nE la notte tu hai intriso il cuscino con lacrime di felicit\u00e0.<br \/>\nE la tua amica, la tua bella si \u00e8 alzata davvero, \u00e8 venuta sulla strada, facendoti trasalire, ti ha preso la mano nella sua e mentre il cuore ti scoppiava nel petto, ti ha confidato l\u00ec, sotto le stelle, un grande segreto.<br \/>\nSolo tu, il sognatore, potevi capirla. Ti ha parlato di Jahv\u00e9. Di un angelo del Signore. Di un mistero nascosto nei secoli e ora nascosto nel suo grembo. Di un progetto pi\u00f9 grande dell\u2019universo e pi\u00f9 alto del firmamento che vi sovrastava.<br \/>\nPoi ti ha chiesto di uscire dalla sua vita, di dirle addio e di dimenticarla per sempre.<br \/>\nFu allora che la stringesti per la prima volta al cuore e le dicesti tremando: \u201cPer me, rinuncio volentieri ai miei piani. Voglio condividere i tuoi, Maria, purch\u00e9 mi faccia stare con te\u201d. Lei ti rispose di s\u00ec, e tu le sfiorasti il grembo con una carezza: era la tua prima benedizione sulla Chiesa nascente.<br \/>\nPenso che hai avuto pi\u00f9 coraggio tu a condividere il progetto di Maria, di quanto ne abbia avuto lei a condividere il progetto del Signore. Lei ha puntato tutto sull\u2019onnipotenza del Creatore. Tu hai scommesso tutto sulla fragilit\u00e0 di una creatura. Lei ha avuto pi\u00f9 fede, ma tu hai avuto pi\u00f9 speranza. La carit\u00e0 ha fatto il resto in te e in lei.<br \/>\nMa ora Giuseppe, cambiamo discorso! Sta arrivando una donna dal forno. Ecco, ti ha portato del pane, e la bottega si \u00e8 subito riempita di fragranza. Si direbbe che il pane, pi\u00f9 che per nutrire, \u00e8 nato per essere condiviso: con gli amici, con i poveri, con i pellegrini, con gli ospiti di passaggio!<br \/>\nE\u2019 proprio vero, Giuseppe. Il pane \u00e8 il sacramento pi\u00f9 giusto del tuo vincolo con Maria. Lei morde ogni giorno quello di frumento, procuratole da te col sudore della fronte. Tu mordi il pane del tuo destino che l\u2019ha resa Madre del Figlio di Dio.<br \/>\nE\u2019 per questo che per noi, o falegname di Nazareth, tu sei provocatore di condivisioni generose e assurde, appassionate e temerarie, al centro della sapienza e al limite della follia. Insegnaci, allora, a condividere il pane con i fratelli poveri, in questo nostro mondo, dove purtroppo muoiono ancora pi\u00f9 di cinquanta milioni di persone per fame.<br \/>\nEppure il pane da segno di comunione, si \u00e8 trasformato in simbolo della scomunica, ed \u00e8 divenuto il discrimine sul cui filo passa la logica della guerra: viene accaparrato dagli ingordi, non condiviso dai poveri, ammuffisce nelle credenze degli avidi, non si distribuisce sulle bocche di tutti! Sovrabbonda nei bidoni della spazzatura d\u2019Europa, ma \u00e8 sparito sulle mense desolate dell\u2019Eritrea. Trabocca senza pudore negli opulenti cenoni del Nord, ma \u00e8 sogno proibito per tutti i Sud della Terra!<br \/>\nHai sentito mai dire, Giuseppe, che se i ghiacciai eterni dell\u2019Ermon, si sciogliessero d\u2019incanto, le acque sprofonderebbero a valle con poderose tracimazioni, il lago di Tiberiade diventerebbe un mare, il giordano strariperebbe, rompendo gli argini, e l\u2019arsura dell\u2019intera Palestina, verrebbe per sempre placata!<br \/>\nE allora! Visto che presso l\u2019Altissimo, ce ne sono poco di santi cos\u00ec referenziati come te, perch\u00e9 non provochi un fenomeno simile, scongelando le ricchezze dalle mani di pochi e travolgendo la terra in un cataclisma di pane. E se questo ti sembra un miracolo troppo grosso per i tuoi mezzi, perch\u00e9 almeno non persuadi la Chiesa del Duemila a farsi carico con pi\u00f9 fiducia della sorte degli ultimi, non solo spartendo le sue ricchezze con i poveri, ma soprattutto condividendo la miseria degli esclusi.<br \/>\nOggi pi\u00f9 che mai vogliamo sperimentarti cos\u00ec, quale Protector Sancte Ecclesiae, Protettore della chiesa dei derelitti, degli emarginati, dei violentati, dei palestinesi, dei marocchini, dei terzomondiali, degli sfrattati, degli sfruttati, dei prigionieri, e degli inquilini di tutte le pi\u00f9 squallide periferie dell\u2019umanit\u00e0.<br \/>\nCapisco che se non mi rispondi non \u00e8 solo perch\u00e9 tu sei l\u2019uomo del silenzio, ma anche perch\u00e9 la fornaia si \u00e8 attardata nella tua bottega. Poi si \u00e8 curvata, ha steso il mantello per terra e l\u2019ha riempito di trucioli e di segatura, di ritagli e di assicelle. Ogni sera, cos\u00ec, lei fa il carico per accendere il forno e a te rimane il pavimento pulito e un pane di granturco per la cena.<br \/>\nSilenzio Giuseppe, un carro si \u00e8 fermato alla tua porta. Entra un uomo, molto stanco, e poggia sul bancone un piccolo otre di vino, e dice: \u201cTi ho portato un po\u2019 di vino. \u00e8 di quello buono. Bevilo Giuseppe, alla mia salute con la tua sposa. So che aspettate un figlio\u201d. Beh, stasera il Signore vuole mostrarsi particolarmente generoso anche con me, perch\u00e9 mi ha messo sotto gli occhi un altro simbolo, quello della gratuit\u00e0 e della festa. Dopo il pane della fornaia, ecco il vino del carrettiere, il vino che rallegra il cuore dell\u2019uomo. Ci vuole infatti un bel coraggio a dire che il vino \u00e8 segno di gratuit\u00e0 e di festa, quando per noi \u00e8 divenuto l\u2019emblema drammatico dell\u2019evasione e della fuga, che accomuna i tossici agli alcolisti, gli ultras ai barboni! Ma perch\u00e9 mai il vino si \u00e8 pervertito in idolo fascinoso per chi getta le armi e rinuncia ad un\u2019esistenza troppo faticosa da vivere? Il motivo c\u2019\u00e8: abbiamo smarrito l\u2019ebbrezza della gratuit\u00e0 e c\u2019\u00e8 rimasta solo l\u2019ebbrezza dell\u2019alcool! Sicch\u00e9 in un mondo regolato dai petroldollari, angosciato dai crolli di Wall Street, che si infischia dei debiti dei popoli in via di sviluppo, che \u00e8 sordo alle esigenze di un nuovo ordine economico internazionale.<br \/>\nIn un mondo del genere, come pu\u00f2 esplodere la gioia? Ci si lascia vivere! Ci si appiattisce in un\u2019esistenza che scorre senza pi\u00f9 stupore, senza spessore, come le immagini sul video. E noi compiamo le nostre scelte come se spingessimo i tasti di un telecomando. Crediamo di scegliere e invece siamo scelti! Si muore per anemia cronica di gioia, si moltiplicano le feste, ma manca la Festa!<br \/>\nSe non ti dispiace, versa un poco di quel vino, in quel boccale di creta, me lo voglio portare come ricordo di quest\u2019incontro, e anche di quell\u2019acqua che sgocciola ancora sul pavimento, dammene un poco! Non \u00e8 acqua inquinata quella! Le piogge acide, le discariche industriali e gli additivi chimici l\u2019hanno ancora preservata, lasciandola come simbolo di purezza e di armonia ecologica. Dammi della tua acqua, la quale \u00e8 molto utile, et humile, et pretiosa et casta.<br \/>\nE visto che ci siamo, dammi anche di quel pane! No, non tutto! Spezzamelo Giuseppe! Condividilo con me! Un giorno anche tuo figlio lo spezzer\u00e0 prima di morire, e la speranza traboccher\u00e0 sulla terra. L\u2019acqua, il vino, il pane: la trilogia di un\u2019esistenza ridotta all\u2019essenziale! Li porter\u00f2 con me, nella bisaccia del pellegrino. Mi serviranno tanto, sulla mia strada di viandante un po\u2019 stanco. E serviranno tanto anche alla mia Chiesa, anzi quando mi chieder\u00e0 qualcosa, spero di non aver null\u2019altro da darle che questo: n\u00e9 denaro, n\u00e9 prestigio, n\u00e9 potere, ma solo acqua, vino e pane!<br \/>\nSi \u00e8 fatto tardi, Giuseppe. Nella piazza non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno. I grilli cantano sul cedro del tuo giardino. Nelle case, le famiglie recitano lo \u201cShem\u00e0 Israel\u201d. E tra poco Nazareth si addormenter\u00e0 sotto la luna. Di l\u00e0, vicino al fuoco, la cena \u00e8 pronta. Cena di povera gente. L\u2019acqua della fonte, il pane di giornata, e il vino di Engaddi. E poi c\u2019\u00e8 Maria che ti aspetta. Ti prego: quando entri da lei, sfiorala con un bacio. Falle una carezza pure per me. E dille che anch\u2019io le voglio bene. Da morire! Buona notte, Giuseppe! <small>Tonino Bello &#8211; lettera a Giuseppe 1990<\/small><br \/>\n\u0001Il foglietto: <a href=\"http:\/\/www.rete3.net\/cdp\/incontri\/fogli\/noncomune32.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Parte A<\/a> <a href=\"http:\/\/www.rete3.net\/cdp\/incontri\/fogli\/IVAvventoA.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Parte B<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incontro del 14 dicembre Caro Giuseppe, scusami se approfitto della tua ospitalit\u00e0 e mi fermo per una mezz\u2019oretta nella tua bottega di falegname per scambiare quattro chiacchiere con te. Non voglio farti perdere tempo. Vedo che ne hai cos\u00ec poco, e la mole di lavoro ti sovrasta. 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