{"id":126,"date":"2016-07-22T19:23:41","date_gmt":"2016-07-22T17:23:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rete3.net\/cdp\/?p=126"},"modified":"2024-01-09T23:58:48","modified_gmt":"2024-01-09T22:58:48","slug":"lc-11-1-13-padre-nostro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rete3.net\/cdp\/2016\/07\/22\/lc-11-1-13-padre-nostro\/","title":{"rendered":"Lc 11, 1-13 Padre nostro"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3770  alignleft\" src=\"https:\/\/www.rete3.net\/cdp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/lordsprayer_greek-300x185.jpg\" alt=\"\" width=\"342\" height=\"211\" srcset=\"https:\/\/www.rete3.net\/cdp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/lordsprayer_greek-300x185.jpg 300w, https:\/\/www.rete3.net\/cdp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/lordsprayer_greek.jpg 749w\" sizes=\"auto, (max-width: 342px) 100vw, 342px\" \/>Ges\u00f9 insegna a recitare una preghiera di poche parole, il Padre nostro. Spiega che non ne servono tante, perch\u00e8 Dio gi\u00e0 sa quello che la persona in preghiera ha in animo di chiedere.<br \/>\nLa preghiera allora non serve a portare una richiesta a conoscenza, ma a rivolgersi, a dare il tu alla divinit\u00e0. Perci\u00f2 Ges\u00f9 insegna che la preghiera non \u00e8 un chiedere, ma sporgersi su Dio, chiamandolo Padre nostro.<!--more--><br \/>\nNell&#8217; ebraico, a lui familiare, Padre nostro si dice av\u00ednu, e Isaia la rivolge a Dio come reclamo e recriminazione nel capitolo 63 del suo libro. Il profeta protesta contro Dio che indurisce i cuori e li distoglie dal timore. Lo invoca cosi: &#8220;Perch\u00e8 tu sei nostro Padre, perch\u00e8 Abramo non ci ha conosciuto e Israele non ci riconoscer\u00e0: tu Iod\/Dio sei nostro Padre, nostro riscattatore da sempre \u00e8 il tuo nome&#8221; (Isaia 63,13).<br \/>\nIsaia spiega che i padri sono lontani nel tempo, Abramo e Giacobbe, detto Israele, non conoscono la loro discendenza. Sono padri di nome, ma di fatto il solo padre vivente \u00e8 Dio. Tu sei nostro Padre: Att\u00e0 av\u00ednu, e quel tu, att\u00e0, in apertura di frase \u00e8 un dito puntato. Tu sei: non \u00e8 pi\u00f9 invocazione, ma legittima istanza legale: noi siamo tuoi figli, tu non puoi abbandonarci, non sei libero di farlo.<br \/>\nAncora pi\u00f9 forte \u00e8 la seconda met\u00e0 del verso, dove il tu, att\u00e0, precede addirittura il nome di lod\/Dio: &#8220;Tu sei lod\/Dio nostro Padre&#8221;.<br \/>\nQuesta \u00e8 dunque la nostra rispettiva posizione davanti alla tua stessa legge.<br \/>\nIl compito di tutela \u00e8 dato dal termine legale: Goal\u00e9nu, riscattatore nostro, che chiude il verso: &#8220;Riscattatore nostro da sempre \u00e8 il tuo nome&#8221;.<br \/>\nIsaia dice che Dio \u00e8 colui che paga il riscatto per rendere liberi. Dice che quello \u00e8 il suo nome, non un attributo, un predicato tra i tanti, ma il sostantivo che assegna a un padre un compito verso i figli.<br \/>\nPadre nostro significa ricordare a Dio questo vincolo di tutela che un giorno si \u00e8 assunto. Isaia lo illustra materialmente con un altro verso in cui spiega: &#8220;Nostro padre sei tu, noi siamo l&#8217;argilla e tu il nostro vasaio&#8221;. Niente di meno di questo noi siamo: un manufatto di terra e di cura di Dio.<br \/>\nQuando la persona di fede torna a invocare il Padre nostro che \u00e8 nei cieli, oltre al dovere ha anche il pieno diritto di rivolgersi a lui cos\u00ec.<br \/>\nHo ri-conosciuto il volto di mio padre<br \/>\nA volte vedo la faccia di mio padre affacciarsi sopra quella di un passante, prenderla a prestito per farmi un saluto, poi sparire, incerto se io abbia inteso. Intendo sempre. Ogni suo saluto contiene un perdono. Da imperdonabile, lo posso accettare solo da lui.<br \/>\nUna volta dur\u00f2 pi\u00f9 a lungo. Ero alla stazione di Bologna, di sera, in attesa di un treno.<br \/>\nAcquistata una fetta di pizza mi ero seduto. Lo vidi entrare, sgualcito ma con sforzo di decoro. And\u00f2 da un cliente a chiedere qualcosa, quello neg\u00f2. Si sedette allora da solo. Mi alzai dal mio posto e mi accostai. Chiesi permesso di sedere, me l&#8217;accord\u00f2 distratto. Lo guardavo: era lui, ma scontento di vedermi. Nel sogno i nostri incontri sono migliori. Quella era una mensa di stazione. Gli chiesi se accettava senza offendersi del denaro da me. Non disse una risposta. Sfilai piano dal portafoglio la banconota di pi\u00f9 alto valore, la tenni coperta nella mano per non manifestarla. La sfil\u00f2 di l\u00ec con una mossa svelta evitando di toccarmi. Poi si alz\u00f2, usc\u00ec, vidi le spalle affaticate, la nuca inconfondibile. Non gli avevo chiesto il nome, tanto non me l&#8217;avrebbe confessato che era Aldo, mio padre, conosciuto fino in punto di morte.<br \/>\nUn&#8217; altra volta l&#8217;ho visto in un detenuto di Regina Coeli, assai pi\u00f9 giovane di me. Era per me un incontro, scrittore invitato a raccon- tare qualcosa a chi aveva molto tempo per ascoltare. Lui era romano, di una borgata che conoscevo bene.<br \/>\nAveva il cranio di mio padre ma con tutti i capelli. L&#8217;ho guardato pensando cos\u00ec eri prima del mio ricordo, perch\u00e8 sempre t&#8217;ho visto stempiato. Cos\u00ec eri nelle fotografie prima di me. Ho saputo che aspettava di uscire da un mese all&#8217;altro. Ho parlato nel modo piu schietto, per farmi intendere senza sforzo di lingua, come sul cantiere. Nel saluto la sua stretta di mano era diversa, il sorriso invece era il suo. Pi\u00f9 di tutto mi manca la sua mano, le dita sul cucchiaio, il palmo intorno al bicchiere.<br \/>\nRacconto queste cose a voi che siete in cerca del volto di Ges\u00f9, perch\u00e8 credo che a voi si manifesti spesso, come a me mio padre. A voi per\u00f2 succede qualche volta di non riconoscerlo al volo. Ed \u00e8 peccato, perch\u00e8 le facce vanno intese al volo. Vi racconto perci\u00f2 un&#8217;esperienza fisica, nient&#8217;affatto spirituale, come fu fisica l&#8217;esperienza di Ges\u00f9 da parte dei contemporanei, grati per guarigioni o nemici per partito preso.<br \/>\nDi solito \u00e8 credenza che l&#8217;ombra segua il corpo, ma \u00e8 una convenzione. Se la luce \u00e8 alle spalle di chi cammina, l&#8217;ombra s&#8217;allunga davanti e precede i passi. Voi che siete persone di fede siete accompagnate da un supplemento d&#8217;ombra.<br \/>\nQuando vi appare d&#8217; improvviso il volto che cercate, vi abbaglia e ve ne difendete. Lasciatevi per un breve tratto guidare da un cieco di fede che ha come tutta certezza la convinzione di riabbracciare suo padre. Non importa se dopo la morte, mi basta anche durante.<br \/>\nAllora in attesa del volto indagato, fate caso al musulmano, in cui \u00e8 pi\u00f9 facile incontrarlo. Perci\u00f2 gli amici e le guide dei convogli di aiuti in terra e guerra di Bosnia andavano da loro, dai musulmani pi\u00f9 che dai fratelli di fede cattolica. Per ansia di scorgere il saluto dei pi\u00f9 deboli, che stava apparecchiato in una stretta di mano annerita, in una corsa di bambino verso lo sportello per una caramella, in una donna che aspettava la grazia di un barattolo con un fazzoletto in testa. Io riuscivo a vedere la pelle appassita dalla fame, l&#8217;immensit\u00e0 del bianco dentro occhi che chiedono e che per misura di vergogna trattengono la mano.<br \/>\nGli amici del convoglio scrutavano invece in quelle fattezze ciglia, narice, orecchio, ruga, labbro, insomma indizi della loro creatura preferita, il Ges\u00f9 sconosciuto, quello di prima che si rivelasse, cinque minuti prima del battesimo, della quarantena nel deserto o del traffico delle giare a certe nozze. Prima del passo che scaraventava la sua vita dentro quella di tutti, finch\u00e8 era ancora sua e poteva stare anonima nel volto di ciascuno. Tu che cerchi quel volto guarda nel musulmano. Poi perlustra un ospizio dove i figli depositano padri e madri e si fanno orfani di loro in vita. E li vanno a trovare, se ci vanno, una volta per anno come al giorno dei morti. Poi cerca nel mercato all&#8217;ora di chiusura quando una sporta fruga nello scarto, poi nelle segnaletiche delle prigioni, lato frontale, di fianco, impronta di pollice e indice. Poi guarda la nuvola che va per il cielo sotto il mantice del vento e naviga sul mondo in cerc di una terra da cui farsi mungere, s\u00ec, guarda pure la nuvola, sii visionario di volti, scopritore della continua apparizione del desiderato.<br \/>\nE poi rispetta pure i volti chiusi, le maschere, le facce dietro il velo, quelle di Auschwitz-Birkenau che tentavano di superare la selezione spegnendo l&#8217;identit\u00e0, simulando l&#8217;automa per non darsi rilievo, per non uscire dai ranghi. Rispetta i volti chiusi e i perforati, perseguitati da trafitture come san Sebastiano alla colonna. Chi spediva profeti, ha smesso da gran tempo. Ora scrive sull&#8217;alfabeto delle facce. Siamo miliardi per questo, siamo il seguito di un&#8217;antica stesura di parole ultime.<br \/>\nIn ebraico, lingua intima della rivelazione, la faccia \u00e8 plurale: ogni volto \u00e8 multiplo, difettivo di singolare. Ognuno \u00e8 molti volti, lo so da mio padre chesi affaccia da varie fattezze. Perci\u00f2 il volto che aspetti \u00e8 sparso: piglia il naso muso camuso dell&#8217;africano, il taglio delle palpebre asiatiche, i capelli lisci dei pellerossa, il sorriso della mulatta. Ges\u00f9 \u00e8 meticcio. Nella sua discendenza, scrive Matteo in apertura di Nuovo Testamento, c&#8217;\u00e8 Tamar, cananea, maestosa di frutto come annuncia il suo nome che indica l&#8217;albero della palma, e ce Rut di Mo\u00e0b bella fin da lontano perch\u00e8 la bellezza non \u00e8 un addobbo, ma la sostanza stessa della vita. Nella pi\u00f9 sacra discendenza, quella del messia, non c&#8217;\u00e8 purezza sangue. La &#8220;limpieza de sangre&#8221;, l&#8217;ubriacatura ispanica contro il consanguineo parente in Abramo, contro l&#8217;ebreo e l&#8217;ismaelita, poggiava su una menzogna. Tamar e Rut dimostrano che il messia \u00e8 innestato.<br \/>\nOvunque hai da cercarlo, non salire su un monte di vedetta, non da una torre lo vedrai venire, ma nel fitto delle moltitudini lo potrai afferrare: col tumulto degli occhi, con la carezza del cieco, quando sarai seduto e lui all&#8217;impiedi, quando sarai distratto e lui avr\u00e0 un violino di riconoscimento, un&#8217; armonica a bocca al posto di campane. Sputer\u00e0 sulla mano che stringe una pala e tu sentirai all&#8217;improvviso il bisogno di chiedergli un po&#8217; di quello sputo per la tua piaga, quando sarai nell&#8217;ira, quando balbetterai, quando avrai febbre, quando sarai in amore e infine non ci sar\u00e0 per te altro quando, eccolo dirimpetto a te, arrivato in ritardo eppure in tempo ancora, perch\u00e8 lui \u00e8 l&#8217;ultimo e tu sei un resto, un racimolo sul campo, bisognoso di essere raccolto.<br \/>\nErri De Luca<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ges\u00f9 insegna a recitare una preghiera di poche parole, il Padre nostro. Spiega che non ne servono tante, perch\u00e8 Dio gi\u00e0 sa quello che la persona in preghiera ha in animo di chiedere. La preghiera allora non serve a portare una richiesta a conoscenza, ma a rivolgersi, a dare il tu alla divinit\u00e0. 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